All’interno di una vetrina al 2465 di Atlantic Ave, una collezione in continua espansione di tubi al neon, insegne luminose e cartelloni con lettere a blocchi sta salvando pezzi della storia commerciale della città dalla distruzione.
Il New York Sign Museum di Brooklyn sta archiviando non solo le facciate fisiche delle ex attività commerciali locali, ma anche le storie di quartiere che si celano dietro le vetrine.
Il fondatore e direttore David Barnett ha trascorso anni a raccogliere in modo indipendente insegne commerciali scartate, spinto da una semplice domanda: cosa rende un’insegna tipicamente newyorkese?
Da questa curiosità, la missione del museo si è trasformata in un impegno dedicato alla conservazione. Il responsabile delle collezioni Seamus Seery e il team del museo recuperano questi reperti urbani per documentare una parte della città che sta scomparendo. Per salvare questi pezzi, le squadre utilizzano autocarri con benna a braccio e si arrampicano sulle scale per smantellare con cura le pesanti insegne commerciali prima che gli edifici storici vengano ristrutturati o demoliti.
Il tessuto visivo della strada
Due pezzi di spicco nel magazzino mettono in risalto l’attenzione della collezione per l’arte commerciale di tutti i giorni. L’insegna dell’L&G Meat Market è conservata come esempio perfetto di classica segnaletica locale, con caratteri a blocchi semplici e audaci progettati per essere immediatamente riconoscibili dal marciapiede. Al contrario, l’enorme insegna al neon del Queen, un ex ristorante italiano, mette in mostra la scritta luminosa e sinuosa che un tempo illuminava gli angoli delle strade del quartiere.
Lo spazio del museo è pieno zeppo, dal pavimento al soffitto, di questi oggetti recuperati. La collezione comprende un’imponente insegna verticale di Pam Shoes, una grande croce luminosa con la scritta “Jesus Saves”, una pensilina della Gestetner Printing e un maiale sospeso in fibra di vetro recuperato da una macelleria. Gli archivi custodiscono anche oggetti storici più piccoli, come scatole di fiammiferi e menu scritti a mano di tavole calde.
Barnett nota una particolare umiltà nel modo in cui i proprietari delle attività del passato affrontavano l’allestimento delle loro vetrine. Le insegne erano funzionali e orientate alla comunità, dando priorità al servizio o al prodotto piuttosto che all’ego personale. L’attenzione era rigorosamente su ciò che le attività offrivano al quartiere: pubblicizzare la pizza o i generi alimentari piuttosto che i proprietari stessi.
Salvando questi oggetti, il team del New York Sign Museum mantiene intatto il tessuto visivo della città. Le insegne raccolte sono ora simboli duraturi del panorama commerciale quotidiano che caratterizza le strade locali.